(in realtà è tutto GRATIS)
I pensierini di Cirlini, seri, faceti e birichini.

Questa volta, màma, so di non doverti aspettare
Presentazione dell'autore
Gli ultimi quindici giorni di vita di mia madre sono
stati un continuo d'annotazioni e di ricordi, coi quali ha travasato in me
la sua esistenza, consapevole che
era l’ultima eredità che mi lasciava.
Ho conversato con lei quando ancora potevano le parole, poi col pensiero, e,
ancora alla fine, quando era solo silenzio e immobilità; ho fatto diventare
scrittura questo dialogo e il colore della vita ospedaliera in cui avveniva.
N'è uscito un mazzetto di una cinquantina di fogli, l’ho intitolato
Questa volta, màma, so di non doverti aspettare; non è un romanzo,
nemmeno una novella, non so definirlo.
Sono centocinquant’anni di cronaca minuta e mitologia familiare, splendori
e miserie di gente vissuta tra l’Appennino reggiano e la Bassa modenese,
me li ha consegnati, perché nonostante lei creda nella vita eterna, è convinta
che essere ricordata da coloro che continuano la vita terrena sia un altro bel
modo per non morire.
E’ una narrazione a tre voci: la sua, la mia e una fuori campo, col contrappunto
sporadico di una quarta voce, quella tossica del conformismo e della fatuità,
che ho chiamato Lucrezia.
Le prime tre voci separate e distinguibili all’inizio, diventano, alla
fine, un concerto nel quale non si ascoltano più i singoli strumenti,
ma una trama d’esistenza.
La quarta voce è quella del tuo ambiente, immancabile, se non c’è te
la inventi, generosa di critiche e suggerimenti coi quali ti corregge e ti aiuta;
può essere anche una persona che ami, nonostante tenga più al proprio
parere che a te.
Il testo
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